Programma

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GIU’ DEBITO E SPESA PUBBLICA

Il debito pubblico è il primo dei problemi eternamente irrisolti dalla politica italiana, ed è ciò che ci espone maggiormente alle pressioni finanziarie internazionali,  che scarica sopra i nuovi nati le responsabilità del presente e opprime l’economia con una tassazione criminale. Il debito pubblico può essere ridotto drasticamente vendendo gli asset posseduti dallo Stato italiano: patrimonio immobiliare, aziende partecipate, parte del demanio pubblico. Riducendo il debito sotto il 100% del PIL significa riappropriarci del nostro futuro, diminuire la pressione fiscale, ridurre il potere e l’influenza della politica sull’economia.
Incentivi alla conversione di titoli di Stato detenuti da investitori italiani consentiranno di velocizzare la privatizzazione ed evitare eccessive partecipazioni estere. Contemporaneamente la spesa dello Stato verrà ridotta di almeno 5 punti percentuali del PIL nell’arco di 5 anni a partire dalle spese dei ministeri, alla struttura politico-burocratico ed eliminando tutti i sussidi pubblici elargiti a vario titolo a imprese e privati.

 

LEGGI POCHE E CHIARE

Ridurre l’attività legislativa che ha ormai proporzioni incredibili, riducendo anche l’attività parlamentare e conseguentemente le indennità e i costi connessi.
Eliminare – attraverso la modifica dei Regolamenti parlamentari – il sistema della decretazione d’urgenza e dei decreti attuativi che permettono spesso alle alte sfere burocratiche di sabotare politiche di alleggerimento della spesa: ogni legge ordinaria deve essere chiara dal giorno dall’entrata in vigore.
In alcuni settori (privacy, sicurezza sul lavoro, edilizia, fisco…) occorre una sola legge semplice che cancelli e sostituisca tutte le precedenti.

 

L’IMPRESA VERA AL CENTRO: VIA IMPOSTE E SUSSIDI

Abolizione immediata dell’IRAP, finanziata con l’eliminazione dei sussidi, degli sgravi e delle politiche di pianificazione statale.
E’ realisticamente possibile ridurre inoltre la pressione fiscale complessiva di  5 punti in 5 anni, dando la priorità alla riduzione delle imposte sul reddito da lavoro e d’impresa. Questo significa – oltre all’abolizione dell’IRAP - una riduzione di almeno un terzo nell’arco di una legislatura dell’IRES, che dovrà arrivare pertanto al 20%.

 

INCENTIVO ALLE CASE

Per i primi sei mesi della legislatura, verrà sospesa ogni imposta (di registro, catastali e IVA) alle famiglie o alle coppie che comprano la propria casa.
Verranno anche riviste le norme edilizie spesso fonti di una opprimente burocrazia.
In tal modo si rilanceranno i consumi interni con volano sulla crescita del PIL.

 

SUBITO IVA AL 15%

Serve una terapia shock per far ripartire i consumi, e per raggiungere l’obiettivo: al riguardo l’IVA verrà ridotta dal 23% previsto al 15%. Il 7% di costo medio inferiore per la maggior parte dei beni, consentirà immediatamente una ripresa dei consumi. Il deficit di bilancio che si genererà temporaneamente verrà coperto dalla diminuzione di debito pubblico attraverso OPV a piccoli azionisti in Borsa delle quote statali di ENI e ENEL (da sole circa 40 miliardi di euro).

 

IMPOSTE SUI REDDITI AL 20%

Semplificare il sistema tributario e abolire l’inversione dell’ordine della prova nei processi tributari. La semplificazione del sistema fiscale (abolizione di Equitalia, Agenzia del Lavoro, Agenzia delle Entrate) andrà sostituito con un sistema chiaro e  univoco, con inasprimento delle pene per i truffatori e controlli affidati alla sola Guardia di Finanza.
L’abolizione di IRAP e la riduzione dell’IVA faranno ripartire i consumi, consentendo – per ogni aumento del PIL – una progressiva riduzione dell’IRES e dell’IRPEF fino al 20% di aliquota massima, obiettivo realisticamente possibile in 5 anni.
Qui andrà seguito un principio: ad ogni euro di tasse in meno dovrà corrispondere un euro in meno di spesa pubblica.

 

LAVORO E PENSIONI: BASTA IMPOSIZIONI !

Ritornare al principio degli incentivi-disincentivi per la scelta dell’età di pensionamento, eliminando le attuali rigidità del sistema e lasciando ognuno libero di scegliere.
Riformare radicalmente l’INPS, introducendo libertà per i lavoratori e concorrenza tra sistemi previdenziali.
Incentivare i contratti part-time permetterà un aumento dell’occupazione (soprattutto femminile), favorendo un equilibrio di lungo periodo del sistema assistenziale e pensionistico.
Semplificare enormemente la normativa sul lavoro, eliminando oneri burocratici a carico di impresa e lavoratori.

 

MIGLIORARE QUALITA’ di SCUOLA e RICERCA

Occorre migliorare le condizioni di studenti e insegnanti, rendere più incisiva e competitiva la ricerca universitaria, aprire canali università-imprese, introdurre reali meccanismi di concorrenza, sistemi di voucher, valutazioni vere degli insegnanti, delle scuole e degli atenei. Basta ricerche scientifiche inutili, posizioni di rendita, livellamento verso il basso, fuga all’estero dei meritevoli.

 

VIA BUROCRAZIA

Semplificare drasticamente il sistema delle autorizzazioni capovolgendo i controlli: non più ex ante, ma ex post. Va inoltre applicato in maniera estensiva il principio della sussidiarietà devolvendo ulteriori competenze agli enti locali così da ridurre l’ingolfamento e la pervasività dello Stato centrale.

 

RECIPROCITA’ NEL COMMERCIO ESTERO

Occorre che le regole stabilite dai trattati internazionali di commercio estero siano valide per tutte le imprese, non solo per le nostre. Si eviteranno così distorsioni della concorrenza che danneggiano la produzione manifatturiera e artigianale, cardine del nostro sistema economico.

 

IMMIGRAZIONE: STOP BUONISMO, STOP POPULISMO

E’ necessario abrogare il Trattato di Dublino eliminando la regola secondo la quale l’immigrato deve restare nel Paese europeo in cui è approdato anche se vorrebbe spostarsi in un altro.
Nel caso di non accordo, il nostro Paese ricuserà unilateralmente il Trattato, fornendo foglio di via a tutti gli immigrati irregolari.
Prevedere un percorso di cittadinanza per gli immigrati di seconda generazione che significhi davvero integrazione, ad esempio attraverso un “sistema a punti”. Incentivare gli aiuti veri ai Paesi origine dell’immigrazione, ad esempio favorendo – anche fiscalmente – le adozioni a distanza.

 

UN FEDERALISMO VERO PER TUTTO IL PAESE

Introdurre un federalismo effettivo con l’attribuzione di ruoli chiari e coerenti ai diversi livelli di governo, riformando le competenze stabilite dall’articolo 117 della Costituzione, eliminando la legislazione concorrente e rafforzando il ruolo dei Comuni, fulcro di un futuro Stato federale.
Deve valere il principio di sussidiarietà, ossia “faccia il livello più vicino al cittadino, e al livello superiore solo ciò che non si può proprio fare”.
All’autonomia di spesa e di entrata degli enti locali corrisponderà la responsabilità civile e penale degli amministratori, che saranno responsabili delle scelte compiute.
Analogamente va riformato il potere dei Sindaci, che devono effettivamente essere messi in condizioni di attuare scelte fiscali ed economiche e non fungano solo da esattori dello Stato. La stessa questione meridionale va affrontata con questo metodo fondato su libertà, trasparenza e responsabilità, abbandonando la dannosa e fallimentare politica di sussidi seguita nell’ultimo mezzo secolo.